Il 24 Giugno del 2002 è venuto improvvisamente a mancare il direttore artistico del Laboratorio Giovanile Dino Ales.
Per la nostra associazione è una grave perdita che ci lascia sgomenti.
Lo ricorderemo sempre per la sua viva e grande passione di comunicare la gioia dell'arte e della cultura.
Francesco Paolo Molinelli - Presidente Associazione Culturale Laboratorio Giovanile
Vogliamo rendere omaggio al nostro direttore artistico pubblicando a futura memoria il discorso che Dino Ales ha fatto in occasione della mostra internazionale "Esperimenti Creativi Globali" tenutasi presso il Complesso Monumentale di Santa Maria dello Spasimo a Palermo nell'Ottobre del 2001.
Dino Ales - Esperimenti Creativi Globali
Il titolo di questa mostra così come lo hanno dettato gli organizzatori,
"Esperimenti Creativi Globali" (Rassegna internazionale di arti figurative
gestita dal Laboratorio Giovanile e tenutasi allo Spasimo di Palermo nellOttobre
2001), contiene, nel suo apparente seppur seducente ermetismo due tracce fondamentali
cui si ispira la mostra stessa, ma non solo, direi gran parte dell'arte contemporanea.
La prima riconduce al metodo ed allo spirito assai diffuso nell'arte del tempo
moderno: lo sperimentalismo, che è poi la molla della ricerca sulla via
dell'arte, dell'esperimento condotto con spirito avventuroso alla ricerca di
nuove forme, di nuovi linguaggi. Di tale carattere è intrisa gran parte
dell'arte del '900, soprattutto ad opera delle avanguardie. La seconda traccia
si rifà ad un dibattito attualmente in corso nell'intero mondo civilizzato,
il quale-il mondo civilizzato appunto- sta per ridurre, come si dice, appiattire,
globalizzare economie e mercati, consumi ed organizzazione sociale, statuale,
ma anche identità culturali e nazionali.
Il "globale" del titolo in questo caso non corrisponde ad un intento
polemico: semmai vuole indicare una qualche sintonia o similitudine o possibilità
di confronto fra le varie espressioni artistiche che si colgono nelle varie
parti del mondo. E' difficile come si sa, appiattire, omologare l'arte, che
continua a testimoniare le differenze, incaricandosi, ancora oggi come nel passato,
di rappresentare le identità non solo individuali, ma anche nazionali,
continentali.
Ma è da qui che può dipartirsi una considerazione che ben si attaglia
alla nostra mostra.
L'Arte contemporanea si è formata attraverso il nomadismo culturale e
la coesistenza dei linguaggi. In questo senso ha accompagnato il rapido diffondersi
dei contatti, del dialogo fra le varie parti del mondo, facilitato dallo sviluppo
dei massmedia, dalla rapidità e dalla quantità incommensurabile
delle informazioni.
Nomadismo culturale e coesistenza di linguaggi sono, appunto, le caratteristiche
più salienti di questo evento, di questa esposizione, dalla quale, però
traspare un'altra tendenza dell'arte contemporanea, anzi, dalla cultura tanto
"tout court", cioè, la formulazione di una proposta che sia
un progetto di respiro internazionale. Su in quest'onda naviga il contemporaneo.
Ma anche su quell'altra che sembra contrastarla e che pure è contenuta
nella natura stessa dell'arte.
E, cioè, che l'arte ha sempre una radice, la sua forma abita il suolo
ed è abitata dalla gravità. Senza radici l'arte non esiste, ma
è la radice stessa che con il suo potere di germinazione garantisce la
esplosione, la espansione dall'arte stessa. Se guardi un'opera d'arte non puoi
non scorgerne il territorio da cui nasce, quel territorio che proprio l'arte
rende magico, sia che lo nasconda o che lo esibisca. Guardate attentamente queste
opere e troverete conferma a queste riflessioni.
Arte vuol dire portare la realtà, in questo caso quella realtà
che è il territorio, il paese non l'eternità ma l'etnia, portare
la realtà nello stato dell'impossibilità, pareggiare il peso negativo
delle cose con l'astratta leggerezza della fantasia. Con ciò lungi da
noi l'idea dell'arte come evasione, come piacere, divertimento!
Anche quando era condizionata dalla committenza era il frutto della meditazione,
della macerazione dell'artista alla ricerca di quelle forme che ripetessero
le forme della natura o descrivessero i cieli barocchi disseminati di immagini
concrete che rappresentavano astratti spiriti e concetti altissimi o la stessa
epifania, dell'eterno, dell'infinito.
Oggi poi compito dell'arte è sempre di piu' esprimere l'animo dell'artista,
espressione che egli trae dal profondo della sua coscienza. Oggi l'arte tende
a rappresentare attraverso forme ed immagini lo spirito del proprio tempo in
modo tanto più immediato quanto meno condizionato dalle richieste dei
committenti di un tempo.
Con questo spirito, con questa chiave di lettura, io credo, dobbiamo riguardare
le opere esposte in questa mostra.
Con l'idea-che abbiamo dettato per il depliant di presentazione-che queste opere,
appunto, costituiscono come uno squarcio illuminante, fuori dai nostri confini
nazionali, della giovane arte figurativa.
Come appunti di racconti che parlano di terre lontane, ma che poi ci appartengono,
in questo mondo - villaggio nel quale viviamo.
Come espressione di un momento di sperimentazione, di crisi, se volete: un momento
nel quale domina l'incertezza, la paura dell'altro, l'angoscia per ciò
che ancora potrebbe accadere, in un clima di passaggio di millennio.
Come un citare, un rieandare all'arte del secolo da poco trascorso, così
pieno di eventi, anche artistici e culturali, come nessun altro secolo, come
l'intero millennio.
Ai maggiori momenti artistici di questo secolo: il simbolismo, l'espressionismo,
il cubismo, il futurismo, la metafisica, l'astrattismo, l'informale, il neorealismo
e, via via, fino alle recenti poetiche del minimalismo, dell'arte concettuale,
dell'arte povera, della transavanguardia.
Un interessante complesso di sguardi, un fascio di visioni dal mondo, compresi
quei paesi, come Cina, Russia ecc., con i quali non abbiamo avuto frequenza
di rapporti.
Della pattuglia siciliana possiamo dire che ben figura, nella sua qualita' e
nella sua identità, in questa mostra.
Una Sicilia sempre sospesa tra passato e presente: un'arte che da sempre si
nutre di Mito e di Realtà.
Come la sua letteratura, la sua civiltà.
Come i suoi racconti, i racconti, i "cunti" dei cantastorie, raccontati
sulle sponde dei carretti, all'"opra" dei pupi, oppure in piazza,
davanti a un cartellonne colorato.
Una Sicilia che vive questa eterna estate di luce sfavillante, e la luce, come
si sa, rappresenta la spiritualità, l'infinito, e vive anche questo suo
momento che è come un'eterna pausa, tra passato e presente, tra nuovo
ed antico. Una Sicilia, per dirla tutta, che nessuno più si azzarda a
definire provinciale o emarginata, poiché è proprio da qui che
per tante volte è partito il segno che ha costruito l'identità
culturale nazionale ed europea. Una Sicilia - Isola, trascorrendo la quale,
direi miracolosamente, per quel territorio che, come dicevamo all'inizio, l'arte
rende magico, è come trascorrere il mondo, è come sentire il respiro
del tempo, il tempo presente ed il tempo antico e la profezia di un futuro che,
come questa mostra ci sottolinea, già intride ed intriga i giorni che
viviamo.